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FECONDAZIONE ETEROLOGA: La Mia Storia Con L’infertilità.

In FERTILITA'/FIVET, FIVET ETEROLOGA/OVODONAZIONE, LA MIA STORIA & ESPERIENZE by Clelia Mattana6 Comments


Fecondazione Eterologa: La Storia Che Tristemente…Ancora Non C’è.

Per giorni ho cercato su internet storie ed esperienze personali sulla Fecondazione Assistita Eterologa. Storie verificabili, con un nome vero da associare a un volto, scritte di proprio pugno da donne che hanno fatto questa scelta, su blogs come questo. Non tramite interviste in anonimo per testate di noti giornali o facendo da testimonials, sempre anonimi, in siti di cliniche sulla fertilità.

Cercavo donne e coppie che facessero “outing” senza timore di essere giudicate, senza nascondersi nell’anonimato, senza vergognarsi e soprattutto senza dover mentire.

ECCO UNO DEI TANTI ARTICOLI IN ITALIANO DOVE SI PARLA DI FECONDAZIONE ETEROLOGA E LE STORIE RIPORTATE SONO SEMPRE IN ANONIMO

Magari sono stata poco scrupolosa nella ricerca, ma il risultato (qui in Italia) è stato desolante. Nessuna ha voglia di parlare della propria storia di infertilità e del perché si sia scelta la strada della Fecondazione Eterologa. Di come ci si senta, del percorso di accettazione, e di tutta la sofferenza e i sacrifici che ci sono dietro. Se lo si fa, è sempre in forma più o meno anonima.

In parte lo capisco. Ammettere di non poter avere figli è una questione non solo delicata ma anche molto privata, se poi ci aggiungiamo il pezzo da novanta e cioè la scelta della Fecondazione Eterologa, quindi l’utilizzo di un ovulo donato da un’altra donna (o nel caso del partner maschile, il liquido seminale di un altro uomo), ecco che piuttosto che raccontarsi, ci si taglia la lingua.

In parte vale anche per me. Nonostante non abbia avuto alcun problema a parlarne con parenti e amici, decidere di farlo a livello cosi’ PUBBLICO è stato un processo difficile inizialmente. Non perché io abbia paura delle critiche, a quelle sono abituata, ma perché mi sento una mosca bianca, senza punti di riferimento, non so da dove cominciare, né che parole usare. In sostanza…mi sento sola.


Perché Voglio Parlare Della Mia Storia Con la Fecondazione Eterologa

Nel rispetto delle coppie che hanno deciso di non esporsi per motivi personali, io ho invece deciso di parlare. Mi dispiace che in Italia si sia ancora cosi’ indietro, ed ecco perché voglio raccontare la mia storia:

  • Per aiutare le tante donne e coppie che vorrebbero avere supporto
  • Perchè non siano costrette a fingere, o peggio ancora, a nascondere la vera storia dietro la gravidanza.
  • Per poter raccontare la verità sulla loro voglia di diventare madri, sulle preoccupazioni, la tristezza e la frustrazione.
  • Per non avere più paura di essere giudicate, di ricevere commenti poco delicati, di essere criticate aspramente.

Visto che personalmente ho fatto pace molto presto con la mia scelta e sono felicissima della decisione presa, voglio provare a portare un minimo cambiamento sulla questione, dire a tutte voi che mi state leggendo e siete nella stessa situazione, che non dobbiamo vergognarci, che non c’è nulla di male e che se qualcuno ha da ridire, lo facesse senza problemi.

L’importante è parlarne serenamente con le persone care e non sentirsi in dovere di mentire. Facciamola diventare una scelta accettata (davvero) dalla società, nel rispetto di tutte le parti coinvolte. Difficile certo, ma non da nascondere.

Abbiamo fatto passi da gigante noi donne, ma quando si parla di creare una vita con l’aiuto della scienza, sembra quasi peggio che ammettere di avere ammazzato qualcuno.

Ogni giorno spuntano come funghi stars di Hollywood (o nostrane) che, superati i 45 anni, dichiarano di essere in dolce attesa e “che tutto è avvenuto in maniera naturale!” Certo, e io sono Marylin Monroe 🙂 . Qui sotto i dati abbastanza impietosi sulla fertilità femminile, che pero’ , stranamente, non riguardano mai I Vip.

Aggiungo questo grafico perchè parlando con alcune ragazze in forum (segretissimi chiaramente) sulla fecondazione eterologa, mi hanno detto che avrebbero voluto saperle prima certe cose. Beh, ecco la situazione.

Non voglio scoraggiare nessuna, ma solo dire che se avete il desiderio di essere mamme ma state aspettando “il momento giusto” (che non esiste a mio parere), forse è meglio ripensarci. Se invece non avete la persona giusta al vostro fianco o per altri motivi dovete o volete aspettare, sappiate solo che tanto il grafico è in discesa quanto la strada è in salita :).

Anche io speravo di essere l’eccezione, come quella famosa cugina, o zia, o nonna dell’amica… e invece no, la maggior parte di noi rientramo nella regola. Meglio saperlo prima, accettarlo e decidere di conseguenza.

Io non mi pento di aver aspettato fino ai 41 anni per sentire la voglia di un figlio. Se prima non la avevo non posso farci nulla. Ma se avessi saputo del crollo dopo i 35/40 avrei probabilmente congelato gli ovuli. E magari li avrei donati se avessi deciso che la maternità non faceva per me.

E dire che mia madre a 22 anni mi aveva suggerito di “congelare gli ovuli”. Io nemmeno avevo capito per quale motivo dovessi farlo, e cosa implicasse (a parte immaginare delle uova di gallina in freezer). Ma sorvoliamo… Ah le madri, hanno quasi sempre ragione, se solo le ascoltassimo una volta tanto 🙂

Tornando ai nostri VIPs e a quanto loro siano tutte unicorni chiaramente, uno studio della “American Society Of Reproductive Medicine” dichiara che meno dell’1% delle star ammettono di essere ricorse alla fecondazione assistita (e nemmeno si fa cenno all’Eterologa, figuriamoci).

Qui invece ecco una lista dei Vip che hanno ammesso il ricorso alla PMA (procreazione medicalmente assistita), ma se notate, la parola “Fecondazione Eterologa” non viene proprio menzionata. Ecco come nascono i falsi miti e le false speranze per le donne comuni “Beh guarda quante rimangono incinta dopo i 40! Se riescono loro, perché non io?”

Avere un figlio dopo I 40 naturalmente è ancora possibile certo, ma come dimostra il grafico sopra, le statistiche diventano impietose dopo I 43 anni. Eppure tra le mamme vip e il negare a oltranza il ricorso all’Eterologa, si danno false speranze alle donne. Sbagliatissimo.

Ecco perchè, (non senza difficoltà chiaramente, sono umana anche io) voglio fare il primo passo, raccontando la mia storia e condividendo il mio percorso.

Nella speranza di aiutare anche una sola donna a sentirsi meglio, ad avere voglia di raccontare la propria storia, a non sentirsi in difetto o sbagliata, ma soprattutto a non aver paura di chiedere supporto se ne ha bisogno.

Perché sia che si parli di Eterologa che di normale fecondazione assistita, chi ci è passato sa bene quanto si abbia bisogno di supporto morale, quanto questa strada sia spesso solitaria e piena di ostacoli.


Ecco La mia Storia con L’infertilità e La Fecondazione Eterologa.

Il mio percorso è appena iniziato (ufficialmente il 7 Gennaio), ma non senza tanta ricerca e soprattutto batoste pesanti da mandare giu’ da parecchi mesi.

Nonostante io sia solo all’inizio già capisco meglio le pochissime persone che si sono aperte con me, raccontandomi del loro calvario con la fecondazione assistita.

Ma se stai leggendo e mi conosci in qualche modo probabilmente ti starai facendo una domanda: come è possibile che una persona come me, nota per essere uno spirito libero, senza voglia di legami, sempre in viaggio e con un progetto nuovo al giorno, abbia avuto voglia non solo di diventare madre ma di provare a farlo utilizzando la Fecondazione Eterologa?

A parte l’ovvietà di avere 43 anni, quindi con “ovetti kinder” come amo chiamarli, non certo di prima scelta, non è stata l’età a farmi prendere questa decisione.

Quindi partiamo dall’inizio. Voglio spiegare passo per passo la mia esperienza e comincio col dire che nonostante tutto quello che andro’ a raccontare qui, sono e saro’ sempre uno spirito libero e se mai realizzero’ il sogno di diventare madre, la prima cosa che regalero’ al pargoletto o alla pargoletta sarà chiaramente UN BEL PASSAPORTO! 🙂


Dal Viaggio Perenne Alla Voglia Di Crearmi Una Famiglia E diventare Mamma

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In viaggio Da sola Alle Bahamas (Dove poi ho conosciuto la persona con cui voglio crearmi una famiglia)
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Eccoci in Viaggio in Slovenia di recente, dove abbiamo parlato di matrimonio e figli

Per chi mi conosce da tanto, la notizia del mio (finalmente vero) fidanzamento è arrivata con piacere ma anche con estrema sorpresa, quando poi ho annunciato che avremmo provato a cercare un bimbo le facce sono diventate piu’ incredule.

Ho sempre detto non solo di star bene da sola e di non avere un orologio biologico che funzionasse 🙂 E infatti arrivata a 41 anni non mi sono mai sentita pressata, o per dirla meglio “spacciata“, data l’età, perché ero “single” da parecchi anni. Durante i miei viaggi ricordo le domande che ogni tanto spuntavano fuori:

  • Ah ma hai già 35 anni? E sei single? Non vuoi una famiglia? Guarda che poi è troppo tardi!
  • Ma quindi non sei sposata… oh povera, mi dispiace! se vuoi ti presento (Aggiungere nome di amico, cugino, figlio, parente)
  • Ma davvero non pensi mai ad avere un figlio? Guarda che il tempo passa eh, poi non dire che ti sei pentita e non venire a piangere sulla mia spalla, che te lo avevo detto! (Simpatiche queste) 🙂

A parte il mio divertimento nel vedere le facce impietosite, nemmeno fossi un caso umano per essere single e non sposata, ma sapevo già benissimo che la biologia non è un’opinione, e che il tempo di fare figli stava per volgere al termine per me.

Ma come spiegare a queste persone che non ne sentivo proprio la necessità, e il fatto di avere “gli anni contati” non era ragione sufficiente per trovare il primo malcapitato e farlo diventare il padre dei mie figli? Non è cosi che volevo costruirmi una famiglia. Basandomi sulla “paura” di non avere tempo. Paura che tra l’altro nemmeno mi apparteneva.

La mia vita era GIA’ completa. Vivevo in Messico, al caldo e a 5 minuti dalla spiaggia, usando Playa Del Carmen come base, viaggiavo in lungo e in largo: dai tornei di Tennis a NY e Toronto, fino alle belle spiagge e immersioni alle Galapagos e alle Bahamas.

Una bella vita insomma, non perfetta come potrebbe sembrare dal di fuori, ma soddisfacente. A figli e famiglia nemmeno ci pensavo. E perché avrei dovuto onestamente?

Ricordo le critiche asprissime che mi hanno rivolto quando la mia storia è stata raccontata da Huffington Post Italia e poi riportata sui canali Facebook di siti come La Repubblica, Radio DJ e altri.

Mi hanno massacrata, dicendo che una vita come la mia era senza significato, vuota, perché non avevo una famiglia. Perchè solo con una famiglia e dei figli si è completi. Vorrei vederli come si sfregherebbero le mani soddisfatti se dovessero leggere questo articolo. “LO AVEVAMO DETTO!” E invece no 🙂

Nonostante la mia ricerca di un figlio e il fidanzamento, continuo a pensarla esattamente come prima.

Sono del parere che non ci sia solo un modo per essere felici e realizzati. In molti associano l’essere single con l’essere incompleti. Il non avere figli con l’essere donne a metà. Per me non è cosi. Non lo era prima e non lo è ora. Nonostante ciò che sto per raccontare.

Quindi cosa è cambiato per me?

Ho semplicemente trovato una persona con la quale, senza forzature, ho provato il desiderio di costruire una famiglia assieme. Detto in parole povere, a 41 anni ho trovato la”persona giusta” o meglio ancora, una persona speciale per me.

Un giorno guardandolo giocare con i figli di un suo amico, mi è scattato qualcosa dentro, il desiderio di essere madre. Per qualche mese questo desiderio mi ha spiazzata e terrorizzata, e ho cercato di combatterlo e rigettarlo in tutti i modi.

“Io madre? Devo avere sbattuto la testa. Clelia ripigliati” Questo mi dicevo per convincermi e scacciare questa sensazione. Sono stata bene per 41 anni, proprio ora mi doveva venire la voglia?

Nonostante per il resto non fossi cambiata di una virgola, non potevo fare finta che quel desiderio non ci fosse. Ho dovuto farci i conti io per prima ed accettarlo. Ho perfino dato la “colpa” a lui, dicendo che se non lo avessi conosciuto ora sarei bella tranquilla senza pensieri di sorta. Alla faccia della paura e dell’orologio biologico 🙂

Dopo averne parlato a lungo abbiamo deciso finalmente di tentarci senza troppe aspettative, vista l’età. Quella attitudine sana del “se arriva bene, altrimenti stiamo bene lo stesso”.


La Scoperta Di Non Poter Avere Figli

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Non importa che tu abbia 20 anni o 40. Da donna, con un apparato riproduttore funzionante, sentirti dire che non puoi avere figli è una batosta molto difficile da digerire.

Quando abbiamo deciso di provarci, per curiosità scientifica e per non sprecare tempo inutile, ho fatto delle analisi ormonali per valutare la riserva ovarica. Non entro nel dettaglio in questo articolo ma ne scriverò in altri per chi fosse interessato.

Con mia grande sorpresa avevo dei valori simili a quelli di una ragazza di appena 30 anni. Ovviamente soddisfatta (e anche sotto sotto un pochino orgogliosa della cosa), mi armo di kit di ovulazione e termometro per la temperatura basale, altro argomento di cui parlerò meglio, e comincio l’esperimento scientifico per trovare il periodo fertile del mese.

Non c’era nessuna pressione o fretta, poi constatare che ovulavo come se avessi un orologio svizzero incorporato nelle ovaie mi dava fiducia.

Per curiosità, spulciando sui gruppi di aspiranti mamme over 40 leggo che in molte avevano fatto un esame per verificare che le tube fossero aperte:

LA ISTEROSALPINGOGRAFIA.

Che ti viene il mal di testa solo a leggere il nome

Decido di togliermi il dente e farla anche io per avere una panoramica generale di come funzionava il mio sistema riproduttivo.

Premessa per capire quanto sia stato tortuoso anche questo primo periodo:

Abbiamo cominciato a Marzo a parlare di bimbi, poi è arrivato il maledetto Covid, ed è toccata anche a me ad Aprile. Dopo un mese non facile finalmente sto meglio, ma sto in isolamento per parecchio tempo. Lui è rimasto bloccato in Germania e io in Sardegna.

Il lockdown ci tiene separati per 6 mesi. Io comincio gli stick ovulatori per capire se il mio ciclo è regolare, e le analisi già fatte erano ottime. Finalmente a Luglio ci si può rivedere in Sardegna.

Da li ci spostiamo in Germania a fine mese ed è qui che faccio la visita alle tube. Vado all’ospedale preoccupata solamente del possibile dolore della visita. E invece nessun dolore, perlomeno non fisico, ma il risultato è lapidario: Entrambe le tube risultano essere chiuse.

La dottoressa mi dà il verdetto con voce impietosita quasi a scusarsi, nemmeno fosse colpa sua. Io non realizzo bene cosa mi sta dicendo perché non faccio una piega, la ascolto dirmi che la mia sola possibilità di avere un figlio è tramite fecondazione in vitro e che alla mia età devo anche darmi una mossa se voglio avere qualche possibilità.

Esco da li senza provare nulla, il mio ragazzo in sala d’attesa mi chiede della visita con me che rispondo “non ho sentito nulla, ah tra l’altro, ho entrambe le tube chiuse… ole’!” Lui mi guarda stupito, sia dalla notizia che dalla mia reazione.

Mi hanno appena detto che non posso avere figli naturalmente e pare che non me ne importi nulla.

Finché non arrivo a casa. Passa qualche ora e finalmente capisco davvero cosa significa. Sono INFERTILE. Che parola orrenda, mi sento sconfitta. Proprio io, che quando abbiamo iniziato la ricerca avevo detto “e se non succede pazienza, non era destino”.

Ma era piu’ un commento legato all’età non alla possibilità di essere infertile a prescindere. Quindi la lottatrice che è in me dice ” eh no, cosi’ non vale. Non getto la spugna per un motivo che nulla ha a che vedere con l’età”.

E cosi, come un fulmine a ciel sereno, il giorno dopo la diagnosi di infertilità, entro ufficialmente nel mondo a me sconosciuto della fecondazione assistita.


Fecondazione Assistita: Da Omologa a Eterologa- La seconda Batosta:

Il primo giorno di ricerca su come funzionasse la fecondazione assistita è stato durissimo. Spiazzata da termini mai sentiti prima, percentuali di successo del 3-5% dopo i 40 anni, protocolli, medicine, prelievo degli ovuli… stavo quasi per buttare tutto all’aria.

Ricordo le notifiche che mi arrivavano da un gruppo Facebook di aspiranti mamme over 40 e di come io fossi ormai fuori anche da li. L’età ormai non era più nemmeno il mio problema principale. Lascio un messaggio di auguri a tutte (segretamente invidiandole) e mi cancello dal gruppo.

Non mi aspettavo che avere un bimbo sarebbe stata una passeggiata . Non sono cosi ingenua. Ma sapere con assoluta certezza che provarci naturalmente non avrebbe portato a nulla è stato molto difficile da accettare. Come donna mi sono sentita per la prima volta “mancante”. Quasi fosse una colpa che le mie tube avessero deciso di fare sciopero.

Nonostante tutto in questi gruppi, di donne diventate mamme over 40 (naturalmente) ce n’erano eccome. Più di quante mi aspettassi. E visti i miei valori ormonali, sapevo di poter sperare anche io, non naturalmente, ma con la fecondazione assistita si.

Quindi mi ritrovo nei gruppi IVF (termine Inglese per fecondazione assistita/FIVET) e vedo che qui l’età scende tristemente anche sotto i trenta anni. Mi si apre un mondo di ragazze e donne giovani e meno giovani che hanno valori peggiori dei miei, o soffrono di endometriosi, menopausa precoce o non conoscono il motivo per cui naturalmente non sono riuscite.

Leggendo queste storie mi sento quasi “fortunata” a non aver dovuto affrontare questo calvario prima. A non aver mai sentito il desiderio di diventare mamma fino a quel momento.

Tra Covid, lockdown, non poter viaggiare, e la mia prima batosta, mi pare di vivere una vita sospesa. Sempre in attesa. Cerco di non scoraggiarmi e continuo la ricerca. Per sicurezza voglio rifare le analisi della riserva ovarica che solo 4 mesi prima erano eccellenti.


La seconda Batosta:

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Ed ecco la seconda batosta, non mi bastava quella delle tube chiuse, mi arrivano i risultati dei valori ormonali: questa volta c’è poco da essere orgogliose: sono in caduta libera.

Ricordo che, incredula, ho passato tutta la mattina a fissare quel foglio, quasi fosse una condanna a morte. Tra le lacrime e la disfatta, ho addirittura cominciato a pensare, molto drammaticamente, che di li a poco sarei entrata in menopausa. Altro che fare un figlio.

Chiamo il dottore per chiedere delucidazioni, per sapere se fosse normale che in soli quattro mesi i valori fossero peggiorati cosi’ tanto. Mi dice di ricontrollare alcuni ormoni il mese successivo perchè potevano fluttuare. E difatti ad Agosto tornano su di nuovo. A Settembre scendono di nuovo ma leggermente. Non so piu’ cosa pensare.

Ma mi rincuoro un po’. Ok, non posso concepire naturalmente, ma sembra che il mio corpo non abbia ancora deciso di chiudere bottega del tutto. Mi dicono che posso ancora provare con i miei ovuli. Batosta si, ma con Air bag per attutire il colpo.

Quindi, visto che esiste un modo, voglio provarci. Ne parlo col mio ragazzo, che concorda e ci buttiamo a capofitto nella ricerca, seppure con un velo di tristezza.

Perchè non prendiamoci in giro, dover ricorrere a metodi non naturali per concepire non è cio’ che una coppia ha sempre sognato quando pensava di mettere su famiglia.

Quello che tutti sognano è un test positivo inaspettato, non colloqui con medici, provette, medicine e visite a oltranza.

Pero’ c’era ancora la possibilità che i miei “ovetti kinder” non fossero da buttare. Continuo a prendere i miei integratori, sperando di migliorarne la qualità e tengo le dita incrociate per quando troveremo una clinica adatta a noi.

Mi informo sui costi in Italia e all’estero, le procedure, le difficoltà di questo percorso ad ostacoli di cui non sapevo niente. Leggo storie di ragazze, anche giovani, al loro terzo, quarto, quinto tentativo senza risultati. A quanto devastante sia tutto questo a livello emotivo e anche fisico. Non avrei mai immaginato che fosse un vero e proprio calvario, anche per le persone piu’ forti.

Comincio a farmi qualche domanda onesta. Ne vale davvero la pena? Siamo preparati psicologicamente per un cammino cosi difficile? Quali sono le mie reali possibilità?

Non so bene come il mio cervello abbia cominciato a ragionare, ma tra il provare con i miei ovuli, e rischiare di attendere mesi se non anni un risultato positivo (forse!), o tentare il percorso dell’ovodonazione, l’ago della bilancia si stava spostando sempre più verso la seconda opzione.


E L’adozione? Non L’Ho Considerata?

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Per dovere di cronaca aggiungo che prima di valutare altre opzioni abbiamo considerato l’adozione, per poi ricrederci visto che non avevamo parecchi dei requisiti richiesti, e una stabilità economica che purtroppo per me è andata a farsi benedire con l’arrivo del Covid.

In ogni caso dire a una donna che vorrebbe intraprendere un percorso di fecondazione assistita (omologa o eterologa poco importa) “Ma perché non adotti invece”? E’ quanto di più deleterio si possa fare. Non perché l’adozione non sia una valida alternativa, anzi.

Io credo che adottare un bimbo sia uno dei gesti d’amore piu’ grandi che si possano compiere. Ma credo anche che ogni donna abbia il diritto di provare come meglio crede a diventare madre e in situazioni tanto delicate è meglio non giudicare o dare consigli non richiesti.

Per fortuna a me non è stato detto, proprio perchè ho subito fatto cenno alla quasi impossibilità di perseguire su quella strada, Per quanto costosa, la fecondazione assistita era una opzione piu’ sostenibile. E da donna, vorrei provare la sensazione di portare in grembo il proprio figlio e dargli la vita.

Mi sono fatta tante domande sulle mie scelte per poter diventare madre. Ho cominciato con l’intento di provarci senza impegno e ora sembrerebbe quasi essersi trasformato in “accanimento terapeutico”.

Questo è quello che avrei pensato qualche anno fa in ogni caso. Poi ti rendi conto che il detto “non sai come potresti reagire se non ti trovi nella situazione” è pura verità, e quando intraprendi questo percorso non puoi cliccare sul bottone “off” e cancellare la voglia di avere un figlio dall’oggi al domani.

Potevo farmene una ragione? Certo che si. Non crolla il mondo. Ma avrei vissuto male sapendo di non averci nemmeno voluto provare, nonostante avessi qualche possibilità concreta.

E l’età? Ha influito sulle mie decisioni? Solo quando si è trattato di scegliere le tempistiche. Se avessi avuto qualche anno in meno avrei aspettato ma più per motivi pratici, logistici ed economici, non per mancanza di voglia. Quindi la risposta è no, avrei fatto le stesse scelte anche se avessi avuto molti anni di meno.

L’età mi ha solo portata ad accorciare i tempi. Anche perché se mai diventassi madre, voglio ancora avere le energie per stare dietro a mio figlio/a quindi aspettare non era nelle mie carte. Senza dimenticare che più si va avanti con l’età più complicazioni ci sono, anche fisiche, nel portare avanti una gravidanza.


Perché Abbiamo Scelto la Fecondazione Eterologa e come la stiamo vivendo emotivamente?

Nel leggere le varie esperienze di fecondazione con i propri ovociti dopo i 40 anni, e comparandole con quelle di chi invece ha deciso per l’Eterologa, mi sono resa conto che un 5% di possibilità con i miei ovuli verso un 50/60% con gli ovuli di una donatrice, non lasciava molto spazio a dubbi su cosa fosse meglio per me e per noi come coppia.

Per come la vediamo, pur capendo il senso di sconfitta delle donne che sono dovute ricorrere all’Eterologa, noi la consideriamo come una opportunità non come una “condanna”.

Mi sono chiesta cosa fa di una donna una madre e di un bimbo suo figlio. Non ho saputo trovare altra risposta che l’amore. Puro e semplice. Clichè quanto vi pare, ma per me è cosi. Ecco perché se non fosse stato per la burocrazia e i costi impossibili, avremmo preso in considerazione anche l’adozione.

Una mamma lo diventi quando ti prendi cura di tuo figlio. Non ha il tuo DNA? Ok, ma l’hai comunque portato in grembo tu, l’hai partorito tu, l’hai nutrito tu per 9 mesi. Ti è stata donata una cellula. Il resto l’hai fatto tu. Questo penso.


E La Maternità Surrogata? Cosa Ne penso?

Il discorso del “L’ho portato in grembo io, quindi lo sento come mio figlio al 100%, mi ha rimandata ad una riflessione sulla maternità surrogata, argomento su cui non riesco ancora ad esprimere un parere o ad avere una opinione chiara e definita.

Personalmente è una opzione che non considererei. Ma come per le critiche rivolte a chi ricorre alla fecondazione assistita o all’Eterologa, chi sono io per capire il percorso delle donne che prendono questa strada? Non ci sono passata, quindi non posso giudicare.

Ho le mie idee su quando il troppo diventa davvero “troppo” sia in termini di età che di procedure. Ma tengo questi pensieri per me, perché so che tra i casi che ritengo “troppo”, ci sono storie che non conosco, valide quanto la mia.


Un Pensiero Per Chi Critica La Fecondazione Eterologa:

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Tornando alla mia scelta di ricorrere alla Fecondazione Eterologa: mi rivolgo a chi pensa che questo sia “troppo”. Potete criticare la mia decisione. Non ho nessun problema nel discutere le mie scelte. Ciò non significa però che io le metta in discussione. Per quanto mi riguarda sono in pace con la decisione presa. So che è quella giusta per me e per noi, ed è tutto ciò che conta.

Emotivamente sia io che il mio ragazzo, dopo aver ben ponderato i pro e i contro delle due scelte, la stiamo vivendo relativamente bene, considerando lo stress della ricerca, il capire il processo e i tanti cambiamenti che la nostra coppia ha dovuto subire.

La decisione è stata presa con assoluta consapevolezza e responsabilità. Sia nei confronti della donatrice che di quello che speriamo, sarà il nostro bimbo. Cosa sia giusto non tanto per noi ma per nostro figlio, se verrà. Il dovere di dirgli la verità, con i risvolti psicologici che potrebbero esserci e come essere preparati in tal senso.

Perchè la fecondazione Eterologa non riguarda solo il momento in cui si fa. E’ una scelta che ti porti dietro tutta la vita. Che tutta la famiglia si porterà dietro tutta la vita, ed è un dovere essere informati e consapevoli.

Alla fine, considerando tutto, siamo felici e non vediamo l’ora di cominciare concretamente questo percorso, documentandolo qui nella sezione apposita dedicata alla Fecondazione assistita/ Eterologa.

  • Per aiutare chi ci sta passando a capire che non è solo/a
  • Per rendere l’argomento meno tabu’
  • Per non doversi vergognare di questa scelta
  • Per parlarne apertamente senza segreti, con parenti, amici e con il proprio figlio.
  • Perché non è una colpa né una mancanza se non possiamo concepire naturalmente.
  • Per sensibilizzare la società su un tema di cui si parla poco.

Quando comincerà il nostro percorso Di Fecondazione Eterologa? Quale Clinica Abbiamo Scelto E dove?

Dopo mesi di ricerche e infinite emails, il 7 Gennaio abbiamo finalmente cominciato ufficialmente il nostro percorso di Fecondazione Eterologa alla clinica UNICA di Praga.

Per chi mi segue su Facebook e Instagram (Account Viaggi) sa che a fine Settembre abbiamo avuto la fortuna di fare un’esperienza meravigliosa di una settimana in Slovenia con il Campervan, grazie a BalkanCampers che ci ha ospitati.

Al momento sto in Germania dal mio ragazzo, quindi abbiamo approfittato della vicinanza per fare tappa a Praga con partenza da Lubiana durante il nostro rientro a Dresda.

Con tutte le precauzioni del caso in Era Covid, abbiamo preso appuntamento con due cliniche rinomate e deciso senza troppi dubbi per la clinica UNICA (di nome e di fatto devo dire!).


Perché proprio UNICA Praga?

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Durante la consultazione con il Dr Frgala e Pavla, la mia coordinatrice 🙂

Nel nostro caso scegliere la Repubblica Ceca ( E la clinica UNICA Praga in particolare) invece delle solite destinazioni- Spagna in primis- è stata una decisione quasi automatica per svariati motivi:

  • Vicinanza: Possiamo raggiungere la clinica in macchina in meno di 2 ore. E dall’Italia ci sono voli diretti e poco costosi in caso mi trovassi in Sardegna.
  • Costi Del Trattamento: Decisamente più contenuti che in Spagna, Grecia e altri paesi.
  • Percentuale di Successo: Simili e a volte più alte che in Spagna.
  • Donatrici molto omogenee: Molte donne vanno in Spagna per l’Eterologa per via della somiglianza tra le Italiane e le Spagnole. In Repubblica Ceca esiste una diversità tale da trovare facilmente donatrici con tratti simili alle Italiane. Quindi il problema non si pone. Se pensate che siano tutte bionde, alte alla Eva Herzigova, come credevo anche io, non è cosi 🙂
  • Serietà e tecnologie all’avanguardia: nulla da invidiare all’Italia o altre nazioni.

Premesso cio’, il percorso è duro, quindi la clinica adatta a noi doveva essere seria, competente ma soprattuto umana.

Durante lo stop a Praga mi sono trovata davanti una dottoressa (nella clinica che poi ho ovviamente scartato), che ha usato testuali parole “Eh si cara mia, il problema sei solo tu e i tuoi ovuli, dai che hai la fortuna di avere un ragazzo giovane”, Con tanto di sorrisino ammiccante e occhiolino.

Sono rimasta senza parole per la scarsa professionalità ma soprattutto per il modo poco delicato di approcciarsi ad una paziente che, tra l’altro, ha deciso di testa sua di saltare i tentativi ancora possibili, con i propri ovuli. Per me poteva anche essere la maga della fecondazione assistita, ma la bocciatura è stata di default.


Alla clinica UNICA sono stati cortesi e professionali. Nessuna battuta di basso livello. Anzi, durante la consulenza per chiarire i dubbi sulla scelta della donatrice, mi hanno chiesto come mai non volessi provare almeno una volta con i miei ovuli. Andando anche contro i loro interessi, visto che costerebbe meno.

Non meno importante, la consultazione con il loro dottore a Praga qualche giorno fa è stata favolosa. Il Dr. Frgala è una persona incredibile sia professionalmente che umanamente. Abbiamo chiesto in via eccezionale di essere seguiti personalmente da lui, nonostante operi principalmente nella clinica di Brno, ma dopo aver ascoltato un suo seminario online ci siamo convinti che era lui il nostro dottore. E fino ad ora devo dire che non ci sbagliavamo 🙂

Abbiamo anche incrociato brevemente il Dr. Cepelak (che invece opera a Praga in pianta stabile) e probabilmente sarà lui a trasferire l’embrione quando sarà il momento e ci è sembrato molto gentile e affabile.

E’ bello tornare a casa con il sorriso sulle labbra, sapendo di essere seguiti da una clinica seria, con persone che non ti trattano come un numero e con un dottore preparato, paziente (ha risposto a decine di domande), e così simpatico da farti venire voglia di prenderci un caffè assieme per farti due risate 🙂

Cosa non da poco, vista la pesantezza del percorso che ci aspetta.


Cosa Ci Aspetta Ora (E Cosa Abbiamo già Affrontato).

Per noi la strada è già in salita prima di cominciare: A partire da parecchi angiomi epatici che tengo sotto controllo da anni e che di norma non mi danno problemi ma che sotto l’effetto degli ormoni della gravidanza potrebbero crescere e in casi rari anche rompersi (con rischio di restarci secca).

Ho anche due mutazioni genetiche per la trombofilia che, seppure minori, potrebbero richiedere l’uso si Eparina (che fluidifica il sangue) e che purtroppo fa un pò a cazzotti con i miei angiomi epatici. Quindi sono in attesa di parere da uno specialista in ematologia e dall’epatologo. Non ci facciamo mancare proprio nulla 🙂

Questo ovviamente sarebbe stato un problema anche se avessimo concepito naturalmente, pero’ con la fecondazione assistita richiedono una serie di esami approfonditi per scongiurare possibili complicanze.

Si va da esami genetici, immunologici, test per le malattie sessualmente trasmissibili, valori del sangue per la funzionalità degli organi, controllo tube, controllo utero con ecografie interne e isteroscopia e a seconda della propria storia medica anche altri esami supplementari. Insomma: Ti rivoltano come un calzino!

Durante queste visite ho avuto diverse “sorprese” poco piacevoli. A parte chiaramente il confermare le tube chiuse e le mutazioni genetiche.

Dal Pap Test è risultata una piccola lesione, rimasta di grado CIN 1 dopo la Colposcopia (per chi non sapesse, il CIN1 è una lesione di basso grado al collo dell’utero che potrebbe andar via da sola).

Nel mese di Ottobre, durante una Isteroscopia hanno scoperto un polipetto e ho dovuto per la prima volta in vita mia andare sotto i ferri in anestesia generale per toglierlo.

Alla mammografia hanno trovato una zona “grigia” sospetta quindi, spaventata a morte, vai di ennesima ecografia urgente, dove per fortuna hanno confermato una ciste di poco conto.

A luglio il valore della tiroide era leggermente alto. Trova un dottore in Germania che non ti chieda un rene per farti l’analisi del sangue, prendi e poi smetti l’Eutirox perché il valore è ora sceso troppo, rifai le analisi, e paga, paga tutto di tasca tua perché se aspetti che in Italia ti chiamino o in Germania un medico generico ti prenda in carico, anche a pagamento, arriviamo al duemilae…credici.

Fatte tutte queste visite, provando a non perdere pazienza e speranza, le si manda alla coordinatrice della clinica, nel mio caso Pavla, sempre puntualissima nelle risposte, con cui parlo più di frequente che con mia madre ormai 🙂 e da li si conferma la data della prima visita col dottore. Siamo ufficialmente in ballo!


La scelta Della Donatrice In Repubblica Ceca E il Dilemma Etico.

Eliminando tutti questi problemi preliminari, il percorso di Fecondazione Eterologa è, in teoria, relativamente semplice. Perlomeno comparato alla fecondazione con i propri ovuli.

Tra qualche giorno, dopo aver fatto la visita col Dr Frgala e con la psicologa responsabile della donazione, mi verranno mandati 3 profili di donatrici, per legge anonime in Repubblica Ceca, in cui mi verranno indicati solo dei dati generici per rispettarne la privacy.

Mi diranno la fisionomia, quindi il colore degli occhi, capelli, altezza etc, i suoi hobbies, se ha già donato o se è già mamma, condizioni di salute, e i tratti caratteriali principali. Nessuna foto.

Le donatrici vengono sottoposte a un colloquio medico con relative analisi genetiche, malattie sessualmente trasmissibili etc, e psicologico per capire se sono consapevoli di cosa comporta la loro scelta ed eliminare problematiche ereditarie.

Le donatrici vengono pagate, e con le dovute accortezze, lo trovo giusto visto che devono sottoporsi a stimolazioni ormonali, prelievo degli ovociti in anestesia e quindi mettere il proprio corpo a disposizione, cosa non da poco. Mi hanno riferito che alcune ragazze non sono ritenute idonee se la motivazione è palesemente solo il denaro.

Chiaramente non sapremo mai del tutto cosa ha spinto queste ragazze a donare gli ovuli. Ma leggendo su gruppi online dove si incontrano donatrici e donne sterili ce ne sono davvero tante che lo fanno principalmente per aiutare.

Come già detto, la nostra decisione di scegliere l’eterologa si è basata anche su domande che ci siamo fatti a riguardo delle donatrici, tra gli altri fattori.

Personalmente avrei preferito che non fossero anonime, in caso il futuro bambino/a volesse conoscere la persona con la quale è geneticamente legato. In America c’è questa possibilità e anche in alcuni – pochi- paesi europei come L’Ucraina, che avevamo considerato anche noi, per poi scartarla per altre ragioni etiche.

Detto ciò, l’anonimato o meno non era la discriminante principale per noi. In alcuni casi la donatrice vuole restare anonima, o è capitato che seppure la donatrice non fosse anonima, nel corso degli anni abbia deciso di non voler comunicare con le donne che hanno ricevuto gli ovuli, creando aspettative inutili e delusioni per i figli. Quindi non è sempre una garanzia di protezione nei confronti dei propri figli.

Trovo che le donatrici facciano comunque qualcosa di straordinario e nonostante l’ignoranza e i tabù che ancora circondano questo argomento, il parlarne apertamente aiuterebbe molto i figli nati in questo modo a non sentirsi diversi o ad essere oggetto di scherno.

Il bullismo, di qualsiasi tipo, è sempre frutto dell’ignoranza e se si smettesse di trattare la fecondazione Eterologa come una vergogna avremmo tutti, genitori e figli, molti meno problemi.

Per un figlio la consapevolezza che da qualche parte c’è una donna che ha aiutato la madre a metterlo al mondo, e sapere che la madre, la donna che lo ha portato in grembo, partorito e amato lo ha voluto a tal punto da non dare importanza alla propria genetica, dovrebbe farlo sentire più speciale. Sicuramente più voluto di alcuni figli che poi sono stati abbandonati dalle madri genetiche/biologiche.

A livello psicologico la scelta dell’eterologa porta con sè tanti dubbi e dilemmi etici molto personali e delicati, che vanno risolti PRIMA di scegliere questa strada. Si sta parlando del futuro dei propri figli dopo tutto, non solo della nostra decisione personale.


Per Concludere: Il Mio Percorso Di Accettazione.

Avrei molto altro da dire a riguardo di cosa provo e come stiamo affrontando questo percorso di Fecondazione Eterologa, e probabilmente lo faro’ negli aggiornamenti, ma parlare della mia storia qui è stata più dura del previsto. Mi sarebbe piaciuto far capire cosa si prova a trovarsi in questa situazione delicata, ma non sono sicura di essere riuscita nel mo intento.

Chi mi conosce sa quanto io sia una persona di mentalità aperta e anche molto trasparente, eppure quando mi sono approcciata per la prima volta ai gruppi per donne alla ricerca di un bimbo , ricordo che spesso veniva chiesta l’età in cui si era rimaste incinte e per le donne oltre i 40 di solito seguivano altre domande:

“Naturalmente o con fecondazione assistita?” ma anche: “Con i tuoi ovuli o da donatrice”?

Al momento non ci ho fatto caso, solo più in là mi sono resa conto che in queste domande apparentemente innocenti c’era invece una sorta di “discriminazione” seppure involontaria e probabilmente a livello inconscio.

Perché altrimenti chiedere di fecondazione assistita e propri ovuli o meno in un gruppo di donne con problemi di fertilità? Dopo aver prestato attenzione ad altre reazioni e commenti particolari ho capito.

Le madri dei figli concepiti da fecondazione assistita hanno “dei punti in meno” rispetto a quelle con concepimento naturalmente, e le madri con figli nati da da eterologa sono, sempre inconsciamente, considerate “le poveracce” per cui provare pena. Le donne a metà, nonostante siano diventate madri.

Le vere Rockstar di questi gruppi restano indiscusse le madri di 40 anni o più che hanno concepito naturalmente. Senza se e senza ma. Lo si capisce chiaramente dall’entusiasmo del gruppo per chi annuncia una gravidanza naturale verso le donne in attesa tramite fecondazione assistita. Entusiasmo di Serie A e di Serie B. Per le madri con fecondazione Eterologa non c’è nemmeno l’entusiasmo di serie C (che si ritrova solo in gruppi dedicati a loro).

E mi rendo conto che io non ero da meno. Ripensando alle mie reazioni, anche io, senza accorgermene, storcevo il naso per i figli non concepiti naturalmente. Era quasi come se le madri avessero “barato”.

Chiaramente tutto questo avviene a livello inconscio. Quindi nonostante ora io sia sicura della mia decisione sono comunque passata da quella fase di “accettazione” interiore che tutte le donne, chi più chi meno , devono attraversare se scelgono la Fecondazione Eterologa.

Nel mio caso è stato più facile perché sapevo che le mie ovaie erano ancora in grado di collaborare ma ho scelto io di passare all’Eterologa. Quindi è stata una decisione presa ATTIVAMENTE non subita passivamente.

Se non avessi avuto scelta, penso che avrei avuto più difficoltà ad accettare di dover ricorrere agli ovuli di un’altra donna e avrei avuto bisogno di più tempo per arrivare alla decisione.

Tutto ciò per dire che questo non è stato , e non sarà, un percorso facile, e che io in primis ho dovuto superare i miei pregiudizi a riguardo, e anzi mi sono stupita molto quando l’ho detto ai miei e non hanno fatto una piega. Erano solo felici per me. Anche del fatto che volessi parlarne apertamente.

Spero che la mia storia sia servita o possa servire a qualcuno. Onestamente non mi aspetto di vedere messaggi in gran numero (anche leggerne uno mi stupirebbe). Spero di sbagliarmi, e che le energie emotive spese per scrivere tutto questo possano portare finalmente ad un dialogo su questi argomenti delicati e sfatare qualche tabu’.

A breve dovrei cominciare la terapia a base di estrogeni per preparare l’utero a ricevere l’embrione. Se tutto va bene la data di inizio è fine Gennaio, quindi a brevissimo. Tra l’emozione e la preoccupazione, vi terrò aggiornati.

A Presto!

Clelia


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INFERTILITA-FECONDAZIONE-ASSISTITA-ETEROLOGA-LA-MIA-STORIA

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Comments

  1. Mi aggrego a Luisa e mi armo di coraggio per lasciare anche la mia esperienza e soprattutto un commento a questa pagina che ho letto davvero volentieri: complimenti Clelia.
    Complimenti perchè è difficile leggere storie e riuscire ad immedesimarsi così bene come io (ma credo in tante) riescano a fare con te.
    Sono nell’anno che mi porterà ai 40 anni e da 5 sono nel mondo della PMA, con 4 fivet ( omologhe ) che hanno prodotto tanti ovuli e tanti embrioncini ma purtroppo tutti senza risultati. A maggior ragione, io, mi sento difettosa. Dopo un numero infinito di transfer, possibile che nemmeno uno sia mai riuscito ad attecchire? Anzi mi correggo, uno si. Ma nemmeno il tempo di gioire x il primo positivo della mia vita, che dopo 6 settimane tutto si era già interrotto.
    Ho sempre retto abbastanza bene fisicamente a tutte queste stimolazioni, ma ogni volta psicologicamente era davvero una gran batosta. Un raccogliere i cocci e ripartire da zero. Finchè mi sono detta: basta. Evidentemente i miei ovuli non sono adatti, me ne devo fare una ragione. Proviamo con quelli di una 20enne che magari sono più resistenti. Magari…perchè la certezza che dipenda da quello ….magari ci fosse.
    Cosi , d’accordo con mio marito, ne ho parlato con un nuovo ginecologo ( a quanto pare uno tra i tanti luminari della fecondazione assistita ) il quale ci ha consigliato l’eterologa, ma assolutamente da fare all’estero perchè in Italia ( stranamente ) c’è tanto marcio in questo Mondo.
    Nel periodo di Natale mi sono buttata a capofitto in questa nuova ricerca, con tanti dubbi . Con la paura di un grande salto nel buio , ma anche con la consapevolezza di prenderla come un’ultima opportunità che ci viene data.
    Sono propensa come te nella scelta della Clinica Unica a Praga e questo mese chiamerò per confermare il percorso.
    Spero di continuare a leggere tuoi aggiornamenti in merito, e mi scuso già se mi permetterò di tartassarti con qualche domanda , di quelle che solitamente si fanno a chi ” ci è già passato “.
    In bocca al lupo. Alice.

    1. Author

      Ciao Alice! Rispondo al tuo commento con una confessione… sto prendendo gli estrogeni da nemmeno una settimana e sto cominciando a piangere ogni volta che mi arrivano messaggi come il tuo (qui o via email in privato) 🙂
      Non so, mi rende felice sapere di essere riuscita a fare anche la minima differenza e che qualche persona si sia sentita di scrivermi e raccontarmi il percorso come hai fatto anche tu. Quindi grazie di cuore per aver preso il tempo di lasciare il tuo commento!
      Non posso capire cosa si prova a non riuscire con l’omologa e posso solo immaginare le delusioni ogni volta, il doversi tirare su psicologicamente e tanto altro che solo chi ci è passata puo’ capire.
      Alcune persone pensano che sia piu’ faticoso fisicamente ma anche io che non sono ancora passata attraverso questo percorso in pieno, so bene che il peggio arriva a livello psicologico.
      Spesso quando in tanti mi dicono frasi di incoraggiamento, anche io come te resto guardinga, e dico “non è detto che funzioni al 100% con l’eterologa”, e gli altri a dirmi di non essere negativa, in realtà sono TUTTO tranne che negativa 🙂 Voglio solo difendermi da possibili delusioni ma la speranza c’è eccome, e mi auguro che tutte e due possiamo riuscire a realizzare il nostro desiderio!
      Ovviamente puoi farmi tutte le domande che vuoi! E questi giorni voglio scrivere gli aggiornamenti, su come ho scelto la donatrice e come sta andando per ora la terapia ormonale. Vorrei scrivere dopo l’8 perchè ho l’ecografia per vedere come sta andando con l’endometrio e anche perchè la mia donatrice dovrà fare la sua seconda ecografia e da li si capisce se e quando ci sarà il pickup e un eventuale transfer. Sono super emozionata a dire il vero, perlomeno ho finalmente cominciato questo percorso che non so ancora dove mi porterà ma non siamo piu’ in attesa. Un grande abbraccio a te e tienimi aggiornata su cosa deciderai di fare, se posso aiutarti, sono qui!
      Clelia

  2. Ho finito di leggere e ho deciso che se tu hai avuto il coraggio di scrivere, io dovevo averlo per commentare. Non so come ringraziarti! Mi trovo in una situazione simile alla tua, e mi ritrovo in tantissime cose. Ho 44 anni e mezzo e ho scoperto solo 2 anni fa di avere una tuba chiusa e una apparentemente malandata. Eppure la speranza ti rimane, quindi abbiamo provato ma ci siamo dovuti arrendere alla fecondazione assistita. Io a differenza tua ho fatto 3 cicli di omologa, senza risultato. La prima stimolazione ho prodotto 7 ovuli e solo 1 fecondato ma non è arrivato a 5 giorni. La seconda zero embrioni (è stata durissima dopo che mi ero gonfiata come un pallone per la stimolazione) e la terza ho prodotto solo 4 ovuli, 1 embrione per avere speranze ma non ha attecchito. Mi sono sentita sconfitta come donna, come dici tu, in difetto, quasi fosse colpa mia. E ora stiamo valutando l’eterologa, ancora non sappiamo se in Italia o all’estero. Abbiamo ancora da superare tanti ostacoli, primo tra tutti fare pace con il fatto che non posso usare i miei ovuli. Ti invidio in parte perchè tu sei cosi’ sicura della scelta e vorrei esserlo anche io ma per ora sto faticando. So che voglio un figlio , quindi credo mi ci vorrà solo tempo per accettare la cosa. Quanto mi piacerebbe potermi confrontare con te, anche se non ci conosciamo… credo che riuscirei a superare il mio blocco piu’ facilmente. Sono iscritta a qualche gruppo su Facebook ma non mi viene facile espormi li. Purtroppo sono una di quelle che ancora vuole restare anonima. Ma ti ammiro per aver avuto la forza di parlarne cosi apertamente, anche io in realtà cercavo su internet testimonianze vere e ho trovato pochissimo, e poi finalmente il tuo post che mi ha dato speranza! Grazie di cuore e spero vorrai rispondermi. Mi piacerebbe leggere gli aggiornamenti visto che stai per iniziare, credo che anche quelli mi aiuterebbero a prendere la decisione. In bocca al lupo di cuore. Luisa.

    1. Author

      Ciao Luisa, grazie mille per il tuo messaggio e per avermi raccontato la tua storia. Che dire? Innanzitutto nonostante tu voglia restare nell’ombra perlomeno come hai detto bene, ti sei comunque esposta con questo messaggio. Lo so, non è facile. E mi spiace tanto per i cicli andati non bene. Forse è proprio questa una delle ragioni per cui non me la sono sentita di provare con i miei. So che l’eterologa non è la soluzione a tutto e non dà garanzie di successo, ma dita incrociate dai! Se vuoi certo che puoi contattarmi in privato, trovi la form su “contattami” e va direttamente nella mia casella di posta elettronica e posso risponderti li se hai qualche dubbio o solo vuoi parlarne piu’ a fondo. So che non è una scelta facile per molte persone quindi se posso dare una mano lo faccio volentieri. Anche io ne ho comunque bisogno pr altri aspetti…
      Un abbraccio forte e non mollare! Io proprio oggi aspetto il ciclo per iniziare e di solito è sempre puntualissimo, mentre stavolta è in ritardo. Cominciamo bene 🙂

    2. Ciao Clelia,
      Anche io mi sto accingendo ad entrare nel mondo della PMA.
      Ho 37 anni e una riserva ovarica da mani nei capelli.
      Per carattere sono sempre stata un’inguaribile ottimista, ma ammetto che dal giorno in cui ho ritirato gli esami il pensiero del ‘E se non funzionasse neanche la PMA?’ torna spesso in mente.
      Non so voi, ma la cosa che mi strugge di più è il pensiero che il mio compagno possa non diventare padre. Lo vedo come guarda le coppie con bambini e, per quanto mi sostenga e non mi abbia mai fatto pesare la cosa, provo un senso di colpa e di inadeguatezza incredibile, come se mi mancasse un pezzo. E pensare che non ho mai avuto uno spiccato senso materno!!
      Ti ringrazio per la tua testimonianza e per quelle delle ragazze che hanno scritto.
      Vi mando un abbraccio,

      Chiara

      1. Author

        Ciao Chiara, grazie mille per avere scritto! Le emozioni che si provano ad intraprendere questo percorso sono… inimmaginabili. Ora lo dico con ancor piu’ cognizione di causa perchè alla fine sono restata incinta al primissimo tentativo. Non riuscivo a crederci. Sono stata mamma, con tutto quello che comporta essere incinte con gli ormoni alle stelle tanto da non riconoscere piu chi sei, per ben 10 settimane. Ho visto il cuoricino del mio bimbo tante volte. Purtroppo a inizi di Aprile ho avuto la notizia che il cuoricino si era fermato. Non sto nemmeno a raccontare qui (lo faro’ quando sono pronta) cosa si prova.

        Ma, lo dico anche a te, dobbimo prima di tutto prenderci cura di noi, perchè quando capiterà di aspettare un bimbo, saremo tutte per lui al 100%. E il bimbo ha bisogno di una mamma positiva, contenta di se stessa. Questo è cio’ che ho appreso di lezione da questa prima parte del mio percorso. E che ci vuole tantissima pazienza, e comunicazione con il tuo partner. Ci sono stati momenti duri, ma li abbiamo superati e siamo ancora piu’ forti. Pero’ ti prego, non sentirti inadeguata. Io la sensazione la capisco, capita, eccome! Ma dobbiamo metterci in testa che non siamo inadeguate. Anche ora che ho perso il bimbo mi sono chiesta se non fosse colpa del mio corpo che non funziona come dovrebbe.

        Basta, dobbiamo smetterla di sentirci da meno. E’ un lavoro costante, non ci svegliamo la mattina con l’illuminazione 🙂 Ma possiamo farcela. Io ci credo. E mi auguro con tutto il cuore che tu possa aggiornarmi dandomi delle bellissime notizie molto presto!
        Ah e se tu o chi dovesse leggere aveste il minimo dubbio che facendo ovodonazione il bimbo non lo senti tuo… dopo averlo perso soprattutto posso dire senza ombra di dubbio che il bimbo era MIO. Tutto MIO. Non riesco ad aggiungere altro perchè altrimenti mi scendono le lacrime e voglio invece restare positiva.

        Un abbraccio grandissimo e se ti va fammi sapere!

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